INTERVISTA ALLA PSICOLOGA E PSICOTERAPEUTA GERMANA ERBA, TUTOR DEI GRUPPI DI SUPPORTO PSICOLOGICO



Articolo di CTR in data 11-05-2017

Sedici incontri a frequenza libera, uno spazio di ascolto per familiari di persone affette da malattie degenerative. Fino al 16 dicembre, presso la struttura sanitaria “RSA Il Parco delle Cave” di via Capri 21, a Milano, MedServices cura un gruppo di supporto psicologico, tenuto dalla psicologa-psicoterapeuta Germana Erba. L’obiettivo? Lo abbiamo chiesto proprio a lei, in una breve chiacchierata a margine di uno degli ultimi incontri.

Germana, com’è nata l’idea di questo gruppo di supporto psicologico?
L’iniziativa nasce con una finalità ben precisa: offrire ai familiari uno spazio di ascolto e di accoglimento gratuito, che sia capace di aiutarli e sostenerli in un periodo delicato della loro vita.

In che modo avviene il supporto?

Innanzitutto ascoltando le loro storie, il loro vissuto. Le persone che hanno un proprio caro affetto da malattia degenerativa si trovano di fronte a un contesto personale che non conoscono: nostro obiettivo è di aprire uno spazio di espressione, aiutarli ad accettare la patologia del proprio familiare e dare loro strumenti di cui non dispongono all’inizio del percorso.

Come sono strutturati gli incontri?

Dopo il primo momento di ascolto, c’è un secondo spazio nel quale spieghiamo le fasi cliniche della malattia degenerativa e cerchiamo di dare dei consigli utili ai partecipanti. Sempre, però, nel rispetto e nella consapevolezza del fatto che ogni situazione personale viva di una propria soggettività.

E poi?

C’è poi una terza fase, quella della gestione dello stress. Aiutiamo le persone ad identificare le risorse per preservare il proprio equilibrio e il proprio benessere psicofisico.

Quanto è difficile comunicare con una persona affetta da questo genere di patologia? Quali sono le criticità?

Non è facile, certo, perché cambiano le regole del rapporto e in genere succede in modo repentino. Ma la comunicazione con il proprio caro rimane possibile anche se, a volte, con modalità diverse da quelle a cui siamo abituati. Ogni rapporto interpersonale si svolge infatti su più livelli: durante il ciclo di incontri cerchiamo di far scoprire, ai partecipanti del gruppo, i piani del rapporto che possono ancora essere esplorati nonostante la malattia.

Quali sono le difficoltà più grandi nell’affrontare una situazione familiare del genere?

Solitamente due. La prima è la solitudine: ci si sente il peso sulle proprie spalle di una malattia che ha colpito una persona a cui vogliamo bene. In tal senso partecipare a un gruppo di supporto può risultare davvero utile: permette infatti di condividere esperienze e problemi quotidiani, comuni agli altri partecipanti.

E la seconda difficoltà?

È altrettanto personale: quando ci si trova al fianco di una persona affetta da malattia degenerativa si crede sempre di non fare mai abbastanza, di non essere all’altezza della sfida umana che si sta affrontando. Non è così invece: ogni essere umano, in quanto tale, ha dei limiti fisici e psicologici che deve poter accettare. Nel corso degli incontri cerchiamo di dare degli strumenti per capirlo e per rendere concreta questa consapevolezza nella vita di tutti i giorni.

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